Due giorni fa mi sono trovato nel mezzo ad una rapina, in un negozio di mobili.
Cercavo una sorta di tavolo un pò grande e mentre mi stavo perdendo nei disegni delle venature di quel pezzo di frassino è iniziato tutto.
Sento un colpo che hai sentito mille volte in mille film. Una pistola, ti dice il cervello. Non so che mi è preso ma mi sono sentito dissociare. Paura zero, spirito di conservazione assente, totale mancanza di percepire la realtà. Mi sono sporto dal settore in cui mi trovavo ed ho visto 2 tizi armati e il signore alla cassa riverso sul bancone. Uno dei tizi stava frugando nella cassa e l'altro gli urlava di cercare la cassaforte e di prendere le chiavi (non so di cosa).
Ora, io mi trovavo a 10 metri dall'uscita e a 10 metri da loro. Non so il kung fu, non sono un sayan, ma una cosa la so fare: scrivere cazzate, prima di andare dal dentista.
ciao
lunedì, dicembre 18, 2006
mercoledì, dicembre 06, 2006
Backgammon
Grazie al commento di Vero nel mio post precedente, mi sono ricordato della pioggia e del backgammon.
Spesso a Copenhagen piove, e quando piove io mi chiudo in un cafè. Ce n'è uno molto accogliente, che si chiama KulKafè.
Entri ed è tutto di legno, le fodere delle sedie o delle panche sono verdi, di velluto, le luci dorate e i clienti silenziosi. Fuori, chiaramente si sente la pioggia, e poco più, visto che il posto si trova in una stradina secondaria poco trafficata; dentro si beve il caffè e si gioca a backgammon. Il piano su cui giocare è il tavolino stesso, basta farsi dare i dadi dal barista e si incomincia a giocare bevendo il caffè.
Quando piove io mi ricordo del backgammon, dei dadi e del caffè. Una cosa che mi ha colpito: ho visto "Coffee & Cigarettes" di Jim Jarmusch. Il contesto è fondamentalmente il solito: bar, sigarette, caffè e tavolo (o tovaglia) a scacchi.
Ho vissuto anche il mio "Coffee & Cigarettes", quindi, solo che al posto degli scacchi c'erano dei triangoli bianchi e neri.
Magari il backgammon è una scacchiera deformata quando la si guarda attraverso la pioggia.
Spesso a Copenhagen piove, e quando piove io mi chiudo in un cafè. Ce n'è uno molto accogliente, che si chiama KulKafè.
Entri ed è tutto di legno, le fodere delle sedie o delle panche sono verdi, di velluto, le luci dorate e i clienti silenziosi. Fuori, chiaramente si sente la pioggia, e poco più, visto che il posto si trova in una stradina secondaria poco trafficata; dentro si beve il caffè e si gioca a backgammon. Il piano su cui giocare è il tavolino stesso, basta farsi dare i dadi dal barista e si incomincia a giocare bevendo il caffè.
Quando piove io mi ricordo del backgammon, dei dadi e del caffè. Una cosa che mi ha colpito: ho visto "Coffee & Cigarettes" di Jim Jarmusch. Il contesto è fondamentalmente il solito: bar, sigarette, caffè e tavolo (o tovaglia) a scacchi.
Ho vissuto anche il mio "Coffee & Cigarettes", quindi, solo che al posto degli scacchi c'erano dei triangoli bianchi e neri.
Magari il backgammon è una scacchiera deformata quando la si guarda attraverso la pioggia.
giovedì, novembre 30, 2006
Antwerpen
Me ne vado ancora, emigro. Me ne vado in Belgio, ad Anversa, con l'auto, il mio Music Man, qualche pedale, la testa dell'ampli, una chitarra acustica e qualche soldo. L'avventura sarà sempre la solita: mi faccio ospitare per un pò da alcune persone conosciute per caso (ed in questo caso sono musicisti: LAIS), intanto mi do da fare per cercarmi qualche concerto e farmi conoscere. Intano, mi cerco una casina. Io mi ambiento e mi trasformo in lichene, mi attacco alla città, me la imparo.
Sempre nordiche sono, anche se non danesi.
Anversa è la città dei dUES, di Zita Swoon, delle Lais, di un certo movimento musicale che mi attrae e mi ha sempre attratto.
Bene bene, a gennaio vado.
Inanto saluto il mio amico Daniele Caluri (con il sito qui ed il blog qui) che si è guadagnato due bei premi per la sua attività di imbrattafogli. Complimenti e viva le danesi.
GRTZ
Sempre nordiche sono, anche se non danesi.
Anversa è la città dei dUES, di Zita Swoon, delle Lais, di un certo movimento musicale che mi attrae e mi ha sempre attratto.
Bene bene, a gennaio vado.
Inanto saluto il mio amico Daniele Caluri (con il sito qui ed il blog qui) che si è guadagnato due bei premi per la sua attività di imbrattafogli. Complimenti e viva le danesi.
GRTZ
mercoledì, settembre 20, 2006
Le cose cambiano
il 18 Settembre 1970 moriva James Marshall Hendrix, soffocato dal suo vomito.
Aveva 27 anni e una genialità spropositata. Tanti che suonano uno strumento devono aver sentito dire che Hendrix è stato il più grande chitarrista di sempre; però proprio pochi ci credono veramente, perchè solo pochi possono capire davvero che cosa è stato il fenomeno Jimi.
Accordi, assoli, brani, testi, arrangiamenti e quella timidezza di fondo che scoprivi quando chiudeva gli occhi prima e durante un solo.
Ora, in giorni in cui esiste solo il singolo come fenomeno, percui non capiamo che la musica che ci piace è stata studiata a tavolino, giorni in cui scarichiamo un brano solo per quella sua singolarità intrinseca (del disco non ci frega niente, neanche proviamo a sentire gli altri pezzi), in questi giorni sarebbe inutile che ci fosse un talento come quello.
I talenti di adesso sono i produttori: genialità che scavano in algoritmi psico-musicali, si dibattono in scelte mirate di marketing percui, alla fine, tu ascolti quello che loro vogliono che tu ascolti.
Il brutto è che ti senti il solito indipendente, la solita persona al di sopra delle mode. Invece le calchi in pieno, le raccogli e ti appartengono (o tu a loro?). E se scarichi quel brano, perchè non ti impegni a sentire anche gli altri dello stesso lp? Non è che ti manca tempo, ti manca solamente iniziativa, perchè te l'hanno tolta.
Siamo nei giorni del take away. Mi porto via cosa mi serve, quello che non mi serve e quello che non so a cosa serva.
La musica è solo il fenomeno più evidente, perchè è la colonna sonora dei tempi.
Molti mi dicono che leggo libri strani ("ma dove trovi questi libri? Come li conosci?").
Li conosco dopo che gli ho letti, li trovo nelle librerie, nascosti sotto gli imballaggi del "Codice da Vinci".
Lo faccio apposta, esco dal mainstream, per un secondo, e poi ci torno subito dentro, non posso non appartenere alla corrente, sono figlio del mio tempo, d'altronde.
Ora mi rimetto ad ascoltare Hendrix, in particolare Crosstown Traffic, 1983 e forse, se non bussa alla mia porta un impegno, mi sparo tutto Axis:bold as love.
Le cose cambiano e restano le stesse: un do è un do. Hendrix te lo regalava, ora te lo vendono.
Aveva 27 anni e una genialità spropositata. Tanti che suonano uno strumento devono aver sentito dire che Hendrix è stato il più grande chitarrista di sempre; però proprio pochi ci credono veramente, perchè solo pochi possono capire davvero che cosa è stato il fenomeno Jimi.
Accordi, assoli, brani, testi, arrangiamenti e quella timidezza di fondo che scoprivi quando chiudeva gli occhi prima e durante un solo.
Ora, in giorni in cui esiste solo il singolo come fenomeno, percui non capiamo che la musica che ci piace è stata studiata a tavolino, giorni in cui scarichiamo un brano solo per quella sua singolarità intrinseca (del disco non ci frega niente, neanche proviamo a sentire gli altri pezzi), in questi giorni sarebbe inutile che ci fosse un talento come quello.
I talenti di adesso sono i produttori: genialità che scavano in algoritmi psico-musicali, si dibattono in scelte mirate di marketing percui, alla fine, tu ascolti quello che loro vogliono che tu ascolti.
Il brutto è che ti senti il solito indipendente, la solita persona al di sopra delle mode. Invece le calchi in pieno, le raccogli e ti appartengono (o tu a loro?). E se scarichi quel brano, perchè non ti impegni a sentire anche gli altri dello stesso lp? Non è che ti manca tempo, ti manca solamente iniziativa, perchè te l'hanno tolta.
Siamo nei giorni del take away. Mi porto via cosa mi serve, quello che non mi serve e quello che non so a cosa serva.
La musica è solo il fenomeno più evidente, perchè è la colonna sonora dei tempi.
Molti mi dicono che leggo libri strani ("ma dove trovi questi libri? Come li conosci?").
Li conosco dopo che gli ho letti, li trovo nelle librerie, nascosti sotto gli imballaggi del "Codice da Vinci".
Lo faccio apposta, esco dal mainstream, per un secondo, e poi ci torno subito dentro, non posso non appartenere alla corrente, sono figlio del mio tempo, d'altronde.
Ora mi rimetto ad ascoltare Hendrix, in particolare Crosstown Traffic, 1983 e forse, se non bussa alla mia porta un impegno, mi sparo tutto Axis:bold as love.
Le cose cambiano e restano le stesse: un do è un do. Hendrix te lo regalava, ora te lo vendono.
lunedì, settembre 18, 2006
to you, anni
You'll never see the courage I know
Its colors' richness won't appear within your view
I'll never glow the way that you glow
Your presence dominates the judgements made on you
But as the scenery grows, I see in different lights
The shades and shadows undulate in my perception
My feelings swell and stretch, I see from greater heights
I understand what I am still too proud to mention to you
You'll say you understand, but You don't understand
You'll say you'd never give up seeing eye to eye
But never is a promise, and you can't afford to lie
is it ok?
Its colors' richness won't appear within your view
I'll never glow the way that you glow
Your presence dominates the judgements made on you
But as the scenery grows, I see in different lights
The shades and shadows undulate in my perception
My feelings swell and stretch, I see from greater heights
I understand what I am still too proud to mention to you
You'll say you understand, but You don't understand
You'll say you'd never give up seeing eye to eye
But never is a promise, and you can't afford to lie
is it ok?
giovedì, settembre 14, 2006
il meraviglioso mondo di Roskilde -pt 1
Una avventura meravigliosa. Il Festival di Roskilde è un mondo a parte, dove miliardi di persone si danno appuntamento per circa 5-10 giorni tra giugno e luglio. Io ci sono stato nel 98, insieme a 3 amici.
E' un mondo meraviglioso, fatto di tende, moussaka, noodles, birra, droga ma soprattutto musica pompata in tutti i modi.
E quindi non dormi mai, te ne vai sempre a giro in mezzo a paradisi biondi e rossi, dagli occhi di cristallo o di smeraldo, sudando sotto i palchi o in mezzo alla gente. Io ci torno nel 2007, per forza.
Te che fai?
E' un mondo meraviglioso, fatto di tende, moussaka, noodles, birra, droga ma soprattutto musica pompata in tutti i modi.
E quindi non dormi mai, te ne vai sempre a giro in mezzo a paradisi biondi e rossi, dagli occhi di cristallo o di smeraldo, sudando sotto i palchi o in mezzo alla gente. Io ci torno nel 2007, per forza.
Te che fai?
martedì, settembre 12, 2006
La prima volta in Danimarca
Appena sono sceso dal treno mi sono innamorato di almeno 40 ragazze che camminavano davanti a me, e di fianco.
lunedì, settembre 11, 2006
Kærlighedlighed Annike

belli i dEUS eh? Prima che "Little Arithmetics" venisse sputtanata era una canzone nostra. Poi addirittura l'hanno ficcata in quel filmaccio con Muccino che ha 18 anni e non sa che ne sarà di lui...
Però noi l'abbiamo ascoltata per primi, appena uscì il disco, Worst Case Scenario, il loro primo disco. E tu dicesti: "this song means to me something about you..mm..maybe...Kærlighedlighed...".
Quando finalmente ci si rivede, ti regalo il 4° disco dei dEUS, passa il tempo.
venerdì, settembre 08, 2006
Stereo Bar
Una sera di settembre inoltrato io e la mia ragazza, Annike, Anni per gli amici, Nike per gli sportivi, andammo allo Stereo Bar, Copenhagen centro. Che bello, stile retrò, con sottofondo drum & bass, quando non hip hop stiloso, coolish.
Io mi ero portato il basso elettrico nella custodia a tracolla, per vedere se raccattavo una session e qualche mancia. Lo Stereo Bar ha diversi dj resident, il migliore è Malik, un orco nigeriano figlio della d&b di Detroit. Quando suona lui, mi attacco all'impianto e jammiamo turntables+basso.
C'ho tirato su, al cambio, in meno di 2 ore, circa 110 euro. Quello che non sapevo è che almeno 80 me li aveva regalati una tardona di 45 anni che sperava in un gone wild after party da parte del sottoscritto; quello che la tardona non sapeva è che io amo le danesi, ma non tardone. E poi c'era Annike, d'altronde.
Io mi ero portato il basso elettrico nella custodia a tracolla, per vedere se raccattavo una session e qualche mancia. Lo Stereo Bar ha diversi dj resident, il migliore è Malik, un orco nigeriano figlio della d&b di Detroit. Quando suona lui, mi attacco all'impianto e jammiamo turntables+basso.
C'ho tirato su, al cambio, in meno di 2 ore, circa 110 euro. Quello che non sapevo è che almeno 80 me li aveva regalati una tardona di 45 anni che sperava in un gone wild after party da parte del sottoscritto; quello che la tardona non sapeva è che io amo le danesi, ma non tardone. E poi c'era Annike, d'altronde.
giovedì, settembre 07, 2006
Places & Faces
Seattle, San Antonio, San Francisco, Austin, New Orleans, Denver, Houston, Corpus Christi, St. Louis, Betty, Las Vegas, San Diego, New York, Orlando, Kissemee.
Parigi, Berna, Lugano, Chiasso, Vienna, Praga, Londra, Berlino, Amburgo, Monaco, Budapest, Barcellona, Siviglia, Copenhagen, Roskilde, Rosenheim, Heidelberg, Oslo, Tromsoe, Stoccolma, Goteborg.
Bombay, Mosca, Città del Messico, Bahia, Rio de Janeiro, Goa.
poi:
Annike, Nadja, Dorian, Darius, Dani, Timo, Paola, Mikail, Renè, Richard, Raul, Abdu, Kim, Amy, Peter, Micheal, Olaf, Enrico, Samantah, Savannah, Lucius, Katia, Anna, Cecil, Jole, La Renne, Rada, Emily, Chandra, Parminder, Chris, JD, Julian, Hal, Sandro, Emiliano, Swabble, Uncle John, Preston, Tilda, Simone, Cat, Eva, Federica, Federika, Fransiska.
conclusione:
I've been so many places
I've seen so many faces
but nothin' ain't true like amo le danesi
Parigi, Berna, Lugano, Chiasso, Vienna, Praga, Londra, Berlino, Amburgo, Monaco, Budapest, Barcellona, Siviglia, Copenhagen, Roskilde, Rosenheim, Heidelberg, Oslo, Tromsoe, Stoccolma, Goteborg.
Bombay, Mosca, Città del Messico, Bahia, Rio de Janeiro, Goa.
poi:
Annike, Nadja, Dorian, Darius, Dani, Timo, Paola, Mikail, Renè, Richard, Raul, Abdu, Kim, Amy, Peter, Micheal, Olaf, Enrico, Samantah, Savannah, Lucius, Katia, Anna, Cecil, Jole, La Renne, Rada, Emily, Chandra, Parminder, Chris, JD, Julian, Hal, Sandro, Emiliano, Swabble, Uncle John, Preston, Tilda, Simone, Cat, Eva, Federica, Federika, Fransiska.
conclusione:
I've been so many places
I've seen so many faces
but nothin' ain't true like amo le danesi
mercoledì, settembre 06, 2006
Fiona Apple è danese

Fiona Apple è danese, per forza. Ora ascolto la versione che ha fatto di "Across the universe" dei Beatles, che risale a un pò di tempo fa.
Lei mi è sempre piaciuta, sia per i testi che per la musica, si è sempre affiancata a gente brava, tipo il produttore Jon Brion, che però ha dato forfait per "Extraordinary machine", l'ultimo disco. Esiste una versione di questo disco con l'impronta di Brion ed è molto più bello di quello ufficiale.
Però Fiona Apple è proprio una interessante. Sofferente ma buffa, spigolosa con occhioni acquosi, tipo un gatto costipato: ti guarda con gli occhioni, ma se ti avvicini graffia.
E' per forza danese, sicuramente. Io l'adoro, la amo e io Amo le danesi.
Aristotelico.
sguardi e mutande.
io stavo assieme ad una ragazza danese, di Copenhagen, che per vivere vendeva tipo cazzate da zero corone: forbici, elastici, candele, piatti. Di quei negozi tutto a mille lire. Aveva 21 anni e io 20 e stavo compiendo il mio dovere di abroad student; Annike è proprio bella, anche oggi, a distanza di anni. Io amo le danesi.
Un giorno facevo una cosa un pò proibita con delle cartine e del tabacco e del polline chiaro chiaro, roba leggera, un aperitivo.
Lei si affaccia alla porta della camera e mi vede che stavo facendo quello che stavo facendo, rollavo un canutete leggerino, uno snack. Lei amava l'erba, quella odorosa di danno cerebrale. Mi guarda di traverso, mi diceva, con gli occhi, con lo sguardo:
"Sei un pischello, fatti una cosa seria, bimbetto che non sei altro!".
Io ricambio lo sguardo e le dico, in inglese (ovviamente, il danese è troppo arduo):
"Vedi Anni, gli sguardi sono come le mutande, a volte le indossi perchè ci sono occasioni speciali per cui un modello è più indicato rispetto ad un altro. A volte indossi sguardi perchè in quel momento altri tipi di sguardi sarebbero poco indicati. Se ti metti un perizoma o una mutandona, c'è una bella differenza, sia per quello che vuoi comunicare sia per quello che vuoi che chi ti sta davanti deve intendere. Allora, non mi guardare con quegli occhi e non indossare quel tanga. Se mi devi guardare così mettiti i mutandoni: sei disallineata"
Gli sguardi sono come le mutande, appena te le togli riveli la Verità.
Amo le danesi, d'altronde.
Un giorno facevo una cosa un pò proibita con delle cartine e del tabacco e del polline chiaro chiaro, roba leggera, un aperitivo.
Lei si affaccia alla porta della camera e mi vede che stavo facendo quello che stavo facendo, rollavo un canutete leggerino, uno snack. Lei amava l'erba, quella odorosa di danno cerebrale. Mi guarda di traverso, mi diceva, con gli occhi, con lo sguardo:
"Sei un pischello, fatti una cosa seria, bimbetto che non sei altro!".
Io ricambio lo sguardo e le dico, in inglese (ovviamente, il danese è troppo arduo):
"Vedi Anni, gli sguardi sono come le mutande, a volte le indossi perchè ci sono occasioni speciali per cui un modello è più indicato rispetto ad un altro. A volte indossi sguardi perchè in quel momento altri tipi di sguardi sarebbero poco indicati. Se ti metti un perizoma o una mutandona, c'è una bella differenza, sia per quello che vuoi comunicare sia per quello che vuoi che chi ti sta davanti deve intendere. Allora, non mi guardare con quegli occhi e non indossare quel tanga. Se mi devi guardare così mettiti i mutandoni: sei disallineata"
Gli sguardi sono come le mutande, appena te le togli riveli la Verità.
Amo le danesi, d'altronde.
martedì, settembre 05, 2006
Yo, denska
Se scendi dalla stazione di Copenhagen e fai un giro a 180° con lo sguardo, anche tu, donna o uomo, amerai le danesi.
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